Il nostro patrimonio audiovisivo digitale è a rischio. Un appello urgente alle istituzioni, ai produttori e all'intera filiera per difendere il futuro dei film.
Manca la protezione del valore nel tempo: perché anche i dati digitali possono perdersi per sempre.
Il cinema è passato rapidamente dalla pellicola al digitale, lasciando indietro le metodologie di conservazione industriali.
Le opere si affidano senza particolari cautele a supporti magnetici disconnessi e dispersi, nella illusione che siano eterni.
In realtà hard disk et sim. hanno una durata limitata e soffrono di obsolescenza. Un rischio costantemente sottovalutato.
La legge italiana non prevede la conservazione del patrimonio a lungo termine da parte degli aventi diritto.
Manca un capitolato tecnico aggiornato agli standard più avanzati dell’audiovisivo contemporaneo.
Nessuno si preoccupa di garantire che i master siano accessibili e utilizzabili fra 5, 10 o 50 anni per lo sfruttamento economico e culturale del loro valore.
La conservazione va ripensata come parte della produzione e garanzia di valore futuro del patrimonio digitale, che mette insieme interesse pubblico e privato.
Vanno creati i presupposti per cui gli aventi diritto possano garantire la conservazione di master e metadati per una durata minima di dieci anni, trattando i master come asset aziendali fondamentali.
Va incentivata la costituzione di un mercato di servizi professionali specializzati per la conservazione che garantisca agli aventi diritto la persistenza del proprio catalogo e il suo sfruttamento ad libitum.
Le regole di conservazione vanno armonizzate con gli standard internazionali (Durabilità, Usabilità, Accessibilità, Reversibilità), incluso il riconoscimento del cloud come infrastruttura di riferimento.
Invito alle istituzioni: legiferare per difendere il patrimonio cinematografico digitale.
Invito ai produttori: riconoscere che la conservazione professionale non è un costo, ma la migliore assicurazione sul valore dell'opera.